Restai a bocca aperta, senza il rischio di sbavare, talmente era asciutta. «Come fai…» gracchiai. Deglutii a forza. «Come fai a sapere di lei?»
«Non ne ho idea, ma credo sia il motivo per cui mi trovo qui. Ti ho detto che non è bianco?»
«Sì, ma che non ne conoscevi il significato. Nel frattempo è cambiato qualcosa?»
«No.» Iniziò a tossire. Aspettai che finisse. Quando l’attacco si calmò, Mike proseguì ansimando. «Devo andare. Mamma si sta svegliando dal riposino. Adesso passerà metà notte a leggere.»
«Sul serio?»
«Sì. Spero tanto che mi lascerà salire sulla ruota panoramica.»
«È la Ruota del Sud, anche se i dipendenti la chiamano semplicemente il montacarichi.» Alcuni di loro, tra cui Eddie, in realtà la soprannominavano il montafessi, un particolare che preferii non rivelargli. «La gente di Joyland usa un gergo segreto, come in questo caso.»
«Il montacarichi. Non lo dimenticherò. Ciao, Dev.»
Nell’orecchio, il rumore della cornetta che veniva abbassata.
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Quella volta l’infarto toccò a Fred Dean.
Era steso sulla pedana della Ruota del Sud, il volto livido e contratto. Mi inginocchiai accanto, iniziando a comprimergli il torace. Quando mi accorsi che non serviva, mi piegai in avanti e gli chiusi il naso con le dita, premendo le labbra contro le sue. Qualcosa mi solleticò i denti e la lingua. Mi staccai e vidi un fiotto di piccoli ragni neri uscirgli dalla gola.
Mi svegliai. Le tre del mattino di martedì. Ero mezzo cascato dal letto, le coperte sfatte ad avvolgermi in un sudario, il cuore che mi martellava in petto, le dita a tormentarmi la bocca. Impiegai una manciata di secondi a capire che non c’era niente. Mi alzai, raggiunsi il bagno e tracannai un paio di bicchieroni d’acqua. Se ho avuto incubi peggiori, fortunatamente non me li ricordo. Risistemai il letto e mi distesi di nuovo, convinto che non mi sarei riaddormentato. Contro ogni previsione, c’ero quasi riuscito quando mi resi conto che la lacrimevole sceneggiata dell’ospedale forse non sarebbe servita a nulla.
Certo, Joyland era ben felice di organizzare visite per gli storpi, i ciechi e gli zoppi (quelli che ultimamente vengono definiti «bambini con bisogni educativi speciali»), ma ormai la stagione era finita. La costosa polizza assicurativa del parco avrebbe coperto un eventuale incidente capitato a Mike Ross nel mese di ottobre? Già mi vedevo Fred Dean scuotere la testa di fronte alla mia richiesta, sostenendo che era molto spiacente, ma…
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La mattinata era gelida, accompagnata da un forte vento, e così presi l’auto e la posteggiai di fianco al camioncino di Lane. Ero in anticipo e i nostri erano i soli veicoli nel parcheggio A, abbastanza vasto da accogliere cinquecento macchine. Foglie morte correvano sull’asfalto con un rumore di insetti che mi fece tornare in mente i ragni del sogno.
Lane era su una sedia da giardino fuori dal baraccone di Madame Fortuna, che presto sarebbe stato smontato e spostato in magazzino per l’inverno. Era occupato a divorare un bagel generosamente farcito di formaggio spalmabile. Aveva la sua immancabile bombetta calata sulle ventitré e una sigaretta appoggiata dietro un orecchio. Unica novità, un giubbotto di jeans: altro segno, se mai ne avessi avuto bisogno, che la bella stagione era agli sgoccioli.
«Jonesy, Jonesy, senza compagnia, si incammina per la via. Vuoi favorire? Ne ho in abbondanza.»
«Grazie. Posso parlarti mentre mangio?»
«Sei venuto a confessare le tue colpe? Prego, figliolo.» Indicò il lato del prefabbricato, contro il quale erano appoggiate altre due sedie pieghevoli.
«Nulla di peccaminoso», risposi, aprendone una. Mi sedetti, agguantando il sacchetto di carta marrone che mi stava porgendo. «Ma ho fatto una promessa che temo di non essere in grado di mantenere.»
Gli raccontai di Mike e di come avessi convinto la madre a lasciarlo venire al parco: un’impresa titanica, considerato il fragile stato emotivo della donna. Conclusi il discorsetto rivelandogli di essermi svegliato nel mezzo della notte, certo che Fred Dean non avrebbe mai permesso nulla del genere. Gli nascosi soltanto la storia del sogno con i ragni.
«Dunque dunque», commentò Lane alla fine. «È una tipa da sturbo, la mammina?»
«Uh, sì, in effetti. Ma non è questo il motivo per cui…»
Mi sferrò una pacca sulle spalle, sfoderando un sorrisetto paternalistico di cui avrei fatto volentieri a meno. «Ho capito tutto, Jonesy, eccome sé l’ho capito.»
«Lane, ha dieci anni più di me!»
«D’accordo, e se avessi un dollaro per ogni ragazza con dieci anni di menoche mi sono portato fuori, mi potrei permettere una cena a base di bistecche nel ristorante più chic di New York. L’età è solo un numero, figliolo.»
«Magnifico. Grazie per la lezione di aritmetica. Adesso però dimmi se ho combinato una cagata, promettendo a Mike che sarebbe potuto venire al parco per salire sulla ruota panoramica e sulla giostra dei cavalli.»
«Hai combinato una cagata», ammise. Mi sentii crollare la terra sotto i piedi. «Però…»
«Però?»
«Hai già fissato una data per la vostra simpatica gita?»
«Non proprio. Giovedì, forse.» Prima dell’arrivo di Erin e Tom, in soldoni.
«Pessima scelta. Lo stesso vale per venerdì. Il ragazzino e la mamma da sturbo resteranno qui fino alla prossima settimana?»
«Credo di sì, ma…»
«Lunedì o martedì, allora.»
«Perché aspettare?»
«Perché deve uscire il giornale», rispose, fissandomi come se fossi stato il più grande imbecille sulla faccia della Terra.
«Il giornale…?»
«Il foglio locale. Esce il giovedì. Quando la tua ultima impresa verrà schiaffata in prima pagina, diventerai il cocco di Freddy Dean.» Lane gettò i resti della colazione nel più vicino portarifiuti (canestro! due punti) e sollevò le mani, quasi a incorniciare il titolo di apertura di un giornale. «Correte a Joyland. Non solo vendiamo divertimento, ma salviamo vite umane!» Sorrise, inclinando il cappello dal lato opposto. «Una pubblicità impagabile. Fred te ne sarà debitore. Non ti resterà che passare all’incasso e grazie tante.»
«Ma come ne verranno a conoscenza i giornalisti? Non credo che Eddie Parks aprirà il becco.» E anche se l’avesse fatto, si sarebbe raccomandato di mettere in risalto il particolare che gli avevo quasi fracassato lo sterno.
Lane alzò gli occhi al cielo. «Continuo a scordarmi che sei un forestiero, Jonesy. Quella carta da lettiera viene comperata solo per la cronaca. E le chiamate di soccorso all’ospedale sono la parte più noiosa. In via del tutto eccezionale, ti farò il piacere di scarpinare fino agli uffici del Bannerdurante la pausa pranzo e raccontare ai bifolchi il tuo incredibile atto di eroismo. Manderanno subito qualcuno a intervistarti.»
«Non è che mi piaccia…»
«Ossignore, e chi sei? Un boy scout con una medaglia al merito per la modestia? Piantala. Vuoi che il ragazzino si goda un giro del parco, giusto?»
«Sì.»
«E allora preparati a essere intervistato. E a sorridere quando ti scatteranno una foto.»
Che poi, tagliando corto, è proprio quello che feci.
«Magari Freddy Dean se ne sarebbe impipato dell’assicurazione, decidendo di mettersi in gioco», continuò Lane mentre piegavo la sedia. «Anche se non lo diresti mai, è un figlio del carrozzone. Il padre era un raggira-polli da una tacca e mezzo che capitanava il bingo. Una volta Freddy mi ha rivelato che il paparino si portava sempre dietro un panino di verdoni farlocchi così farcito da strozzare un mulo.»
Riuscii a capire tutto, tranne la faccenda del panino. Quando glielo chiesi, Lane scoppiò a ridere. «È una mazzetta con due pezzi da venti, sopra e sotto, che racchiudono all’interno banconote da uno o foglietti di carta verde. Un sistema infallibile per attirare i gonzi. In quando a Freddy, però, il punto è un altro.» Si spostò di nuovo la bombetta.